Cantine Francescane
Venute alla luce durante gli ultimi lavori di restauro del Complesso, le cantine dei Frati Minori Conventuali sono state rese accessibili e visitabili dal 2006. Gli spazi sono allestiti con materiali del XVIII e XIX secolo, legati alla lavorazione delle uve e alla produzione vinicola, messi a disposizione dall'Associazione "Studio e Ricerca delle Tradizioni Popolari Umbre Marco Gambacurta." Sono perfettamente conservate le antiche vasche per la raccolta e la pigiatura delle uve usate per contenere il vino e si può anche vedere la posizione degli antichi torchi.
Ottimamente conservate, le cantine, sono una mirabile testimonianza di un legame vivo, sempre esistito a Montefalco fin dai tempi più antichi, che unisce arte e quotidianità, cultura e società e che proprio in questa splendida struttura ha avuto il suo centro, grazie al ruolo e alle attività dei frati nel corso dei secoli.
La produzione di vino da parte dei frati risulta documentato nello Statuto Comunale del 1692, in cui si danno indicazioni relativa alla vendita e si citano le Cantine come “le più grandi di Montefalco”. Altra interessante citazione relativa ai suddetti locali si trova nell’”Inventario dei beni mobili del Convento della Chiesa Museo di San Francesco” del 1798, conservato presso l’Archivio di Stato di Spoleto, in cui vengono elencati i materiali contenuti. Tale documento conferma la presenza nella struttura di una cantina del tutto allestita e funzionale, con vasche per la pigiatura delle uve e la raccolta del vino, botti, botticelle, bigonci ed altre attrezzature tipiche della produzione di vino.
Il vino nei documenti storici
Nel 1425, lo Statuto Comunale prevedeva la conservazione degli impianti delle vigne, la tutela particolare delle loro proprietà, le penalità per chi rubava l’uva, la licenza per la vendita delle uve e il divieto di esportazione del prodotto fuori dei confini comunale. Inoltre, la vendita dell’uva in Piazza, doveva essere autorizzata dal notaio del Comune.
Nel 1540, il Consiglio Comunale stabiliva ogni anno la data di inizio della vendemmia e prevedeva pene severe per i contravventori. “Nessuna persona ardisca o presuma vendembiar vign’alcuna avanti il 20 settembre in pena di 10 libre…” (Riformanza 1536-1541). Con questo atto l’Amministrazione Comunale evidenziava una particolare attenzione per i vini di qualità, prodotti da uve sane e mature, anticipando di qualche secolo gli attuali disciplinari di produzione del vino.
Nel 1703, un Decreto della Sacra Congregazione del Buon Governo, del 22 settembre, richiesto dal Comune di Montefalco, consentiva ai frati la vendita “al minuto” del loro vino, a condizione che pagassero la tassa della “gabella”. Il Comune allegò tale decreto, ritenuto molto importante, allo Statuto Comunale tradotto in volgare nel 1692.
L'Associazione "Studio e ricerca delle tradizioni popolari umbre - Marco Gambacurta" con sede in Montefalco, ha allestito la mostra permanente con attrezzature grandi e piccole risalenti ad epoche comprese tra il XVIII e XIX secolo, che poterono essere utilizzate dai Frati francescani nelle Cantine rinvenute nei sotterranei del Complesso museale. Il libro "Montefalco e le cantine francescane", scritto dal Prof. Luigi Gambacurta, rappresenta un'opera di straordinario approfondimento sulla coltivazione e lavorazione del vino a Montefalco.

