Durante lavori di restauro, ristrutturazione e climatizzazione del Museo di Montefalco è avvenuto un ritrovamento interessante: gli antichi opifici del convento per la produzione di vino.
La Chiesa di San Francesco fu costruita tra il 1335 e il 1338 ed è stata officiata dai frati fino al 1863, quando la chiesa passò in proprietà al Comune di Montefalco: in questo lasso di tempo non si sa ancora con precisione quando sono stati ricavati nell’edificio i locali destinati alla produzione di vino.
Un documento storico, la Trascrizione dell’inventario dei beni mobili del Convento dei Frati Minori Conventuali della Chiesa Museo di San Francesco del 1798, conservato presso l’Archivio di Stato di Spoleto, conferma la presenza nella struttura di una cantina perfettamente allestita e funzionale con vasche per la pigiature delle uve e la raccolta del vino, botti, botticelle, bigonci ed altre attrezzature tipica della produzione di vino.
Ma già negli Statuti del 1692 troviamo altre indicazioni preziose riguardo alla produzione di vino, tra cui le indicazioni precise sulla vendemmia, come è riscontrabile nel testo che segue: “Della pena di chi vendemmia avanti il mezo mese di settembre. Rubrica XLVIII, IV libro. Nesuna persona ardisca, o presuma vendembiar vigna alcuna avanti 20 dì del mese ottobre nel distretto di Montefalco in pena di 10 libre. E ciascuno possa accusare, e denunziare, et habbia la terza parte del bando. Et il Podestà debbia farne inquisizione per vincolo di giuramento”.
Le antiche “cantine” del convento dei frati minori conventuali di San Francesco, storicamente testimoniate nella citazione della c.123 r. degli Statuti nel 1703, in cui, a seguito di precisa indicazione rivolta dalla Sacra Congregazione del Buon Governo al Vescovo di Spoleto, si regolò la vendita di vino effettuata dai frati di Montefalco, i quali pare avessero estese proprietà e le più vaste cantine di Montefalco. Ecco il testo: “Ogni volta che li frati di San Francesco di Montefalco vendono il vino al minuto e danno commodità di beverlo, nelle case o cantine dove si vende, sono tenuti al pagamento della gabella della foglietta, poiché in tal caso non suffraga loro privilegio di sorta alcuna, come altre volte è stato ordinato con partecipatione di nostro signore [il papa]. Onde V. S. in tal guisa ne dovrà dare gli ordini opportuni senz’attendere alcuna inhibitione, purché non sia spedita in vigore di commissione segnata di propria mano di nostro signore [il papa], e Dio la prosperi”.
Per la prima volta le antiche “cantine” sono state rese accessibili e visitabili e allestite con materiali del XVIII e XIX secolo legati alla lavorazione delle uve e alla produzione vinicola, messi a disposizione dall’ Associazione “Studio e Ricerca delle Tradizioni Popolari Umbre Marco Gambacurta”.
Ottimamente conservate, le cantine sono una mirabile testimonianza di quella salda unione tra “bene culturale” e “bene colturale”, come tra l’altro evidenziato dallo studio della Fondazione Agnelli, che caratterizza da sempre Montefalco.
Un legame vivo, sempre esistito, che unisce arte e quotidianità, cultura e società e che proprio in questa splendida struttura ha avuto il suo fulcro centrale, grazie al ruolo a alle attività dei frati nel corso dei secoli.
Un convento sicuramente importante, non solo a livello locale, nel quale sono state chiamate a lavorare importanti figure di artisti, quali il giovane Benozzo Gozzoli (1452), che proprio a Montefalco iniziò la sua attività indipendente, e il Perugino (1503) già nella sua fase matura.
Il ritrovamento delle cantine nell’edificio attualmente museo conferma la presenza costante nei secoli e l’importanza storica ed economica della viticoltura e della produzione di vino a Montefalco, così come ne è espressione l’esistenza delle viti antiche nel centro storico, tra vicoli e piazze, a ridosso di edifici, vero e proprio “monumento vegetale”.
Trascrizione Inventario de mobili e stabili di San Francesco.pdf
Trascrizione Inventario